Fondi Europei e Movimento 5 stelle

Da quando ho iniziato ad occuparmi di fondi comunitari sono passati alcuni lustri e cicli.

Nel sito www.epcprogetti.it vi è la possibilità di inviare una richiesta di informazioni relativamente ad una specifica idea progettuale. Negli anni le richieste sono state tante, alcune veramente bizzarre, ma sempre nel solco del buon senso e con un minimo di raziocinio.
Da qualche tempo invece ricevo con maggiore incidenza richieste imperative ” Mi chiamo ……. ho 22 anni ,residente a ………, e’ interessata ad acquistare un’ azienda vinicola con i fondi europei destinati ai giovani imprenditori per il primo insediamento con erogazione del 100% del prezzo di vendita fino ad un massimo di 2 milioni di euro. Gradirei sapere se il Vostro studio professionale si occupa di questo tipo di pratica di finanziamento ed eventualmente quali sono i passi a seguire per allacciare una collaborazione proficua con il vostro studio”.

Ulteriori richieste di quest’ultimo periodo riguardano “i fondi comunitari dei 5 stelle”. Trattasi di microcredito sino a 30.000 euro per finanziare lo sviluppo di attività imprenditoriali con i fondi delle trattenute degli stipendi dei parlamentari del movimento 5 stelle. Secondo me questo tipo di richieste sono dettate da un nuovo modo di pretendere senza avere competenze e capacità.

Infatti per evitare gli sprechi dei primi stanziamenti dei fondi comunitari degli anni 80 dove vi era una gestione completa da parte degli stati membri e delle regioni, si è passati ad una gestione molto programmata e sorvegliata in partnership tra Stati membri, regioni e UE.

I fondi strutturali: come si evolvono

Il processo che ha portato da una politica mirante al solo riequilibrio regionale ad una politica tesa a raggiungere la coesione economica e sociale è stato graduale. Una tappa fondamentale in questo cammino è quella dell’approvazione dell’Atto Unico Europeo (1986), con il quale la Comunità diede un forte impulso al processo di integrazione, ponendo le basi per una prima riforma dei Fondi strutturali (1988).

L’Atto unico europeo fissa come principale obiettivo la realizzazione di un mercato unico. Accanto a questa priorità, però, il documento si impegna a realizzare una coesione economica tramite il coordinamento delle politiche economiche nazionali e l’attuazione di politiche comuni appositamente destinate. Inoltre, l’Atto unico europeo individua gli strumenti di intervento diretto della Comunità europea nei cosiddetti “Fondi strutturali”, oltre che nella Banca europea degli investimenti e negli altri “strumenti finanziari” istituiti dalla Comunità. Lo specifico compito attribuito a tali strumenti diventa così quello di contribuire, con misure dirette, alla correzione dei principali squilibri regionali esistenti nella Comunità, partecipando allo sviluppo e all’adeguamento strutturale delle regioni in ritardo di sviluppo.

Il 1986 segna quindi il momento della nascita della politica strutturale che mira a colmare il divario esistente in materia di sviluppo e di livello di vita, e gli aiuti strutturali alleRegioni ed ai gruppi sociali svantaggiati ne costituiscono la modalità di attuazione. I Fondi strutturali sono gli strumenti della politica strutturale per conseguire l’obiettivo della coesione economica e sociale.
La vera e propria riforma dei Fondi strutturali, risalente al 1988, fu possibile solo grazie alla “dichiarazione politica” esplicitata nell’Atto Unico Europeo del 1986: le disparità regionali vengono definite un elemento di freno per la realizzazione del mercato interno europeo, e quindi per l’approfondimento dell’integrazione economica stessa. Per favorire quest’ultima occorreva
intensificare gli sforzi finanziari destinati alla coesione economica e sociale. Su proposta del Presidente della Commissione, Jacques Delors, i capi di Stato e di governo adottano un piano d’azione che consentirà di raddoppiare le risorse finanziarie dei Fondi strutturali tra il 1987 e il 1992. Viene avviata una prima riforma dei Fondi strutturali, in base alla quale vengono emanati 5 nuovi Regolamenti:

  1. il Regolamento quadro n. 2052, che enunciava le missioni dei fondi e definiva i principi base del loro funzionamento;
  2. un regolamento di coordinamento, il n.4253, che prevedeva un approccio integrato attraverso una gestione maggiormente sinergica delle risorse e un regolamento di applicazione per ognuno dei tre fondi:
  3. 4254/88/CEE (FESR),
  4. 4255/88/CEE (FSE),
  5. 4256/88/CEE (FEAOG – Sezione Orientamento).

La riforma sancisce inoltre l’introduzione dei quattro principi fondamentali sui quali si basano i Fondi strutturali:

  1. concentrazione,
  2. partnership,
  3. addizionalità,
  4. programmazione.

Introdotti con l’Atto Unico Europeo nel 1986, sono stati in seguito inseriti dal Trattato sull’UE del 1992 all’interno del più generale principio di sussidiarietà, secondo il quale le decisioni devono venire assunte al livello di governo più vicino al cittadino.
Il principio della concentrazione ha varie sfumature. Si parla di:
• concentrazione tematica su obiettivi prioritari al fine di evitare una dispersione delle azioni,
• concentrazione geografico su regioni o zone maggiormente in difficoltà,
• concentrazione finanziaria all’interno della dotazione decisa dalla Commissione per ciascun obiettivo prioritario al fine di concentrare i finanziamenti sulle regioni maggiormente in difficoltà.

Il principio della partnership comporta una cooperazione strettissima tra la Commissione, gli Stati membri e le altre autorità competenti a livello nazionale, ma anche regionale e locale perassicurare il coinvolgimento nell’azione comunitaria di tutti gli operatori interessati in tutti gli stadi dell’elaborazione, così da garantire unitarietà e coerenza agli interventi e massimizzare l’impatto socioeconomico, con la conseguenza di ottenere una maggiore incisività dell’azione comunitaria. In tale contesto andò via via assumendo sempre più importanza il ruolo svolto dalle autorità regionali e dagli operatori locali.

Il principio dell’addizionalità definisce l’intervento comunitario come complementare e non sostitutivo a quello nazionale ed è volto ad evitare che le risorse dei Fondi strutturali vengano semplicemente a sostituirsi agli aiuti nazionali; esse devono invece avere carattere aggiuntivo rispetto alle risorse pubbliche nazionali destinate ai medesimi obiettivi.
Il principio della programmazione consiste nella elaborazione di programmi di sviluppo pluriennali, mediante un processo decisionale condotto in partenariato tra UE e Stati membri.

Questo processo ha portato ad una maggiore efficienza nella gestione dei fondi, facendo si che gli stanziamenti fossero mirati per competenze dei richiedenti e per specificità territoriali.
Mi sembra che oggi si voglia tornare al passato dove ognuno di noi in qualsiasi parte dell’UE si può improvvisare imprenditore in qualsiasi settore con il contributo a fondo perduto dell’UE.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *