IL MES in breve

Pochi giorni fa, mentre eravamo a tavola ascoltando il telegiornale, mia suocera tedesca , nativa di Dresda, mi ha chiesto :” Me lo spiegni che cos’è il MES?. Ed allora con molta pazienza ho cercato di farle un racconto molto semplice:“Dal punto di vista giuridico, il MES è un’impresa (pubblica, essendo i soci gli stati membri UE). Infatti, l’organismo si concretizza in una società di diritto lussemburghese in particolare è una Société Anonyme ai sensi della legge del Lussemburgo sulle società commerciali del 1915.Essendo un’azienda, ha una sede, degli amministratori, dei dirigenti e personale stipendiato. Il suo scopo è quello di amministrare il fondo sovvenzionato dagli stati membri.

In soldoni, ciascun paese dell’Eurozona potrà ottenere dal Mes un prestito fino al 2 per cento del proprio Pil (circa 36 miliardi per l’Italia), di durata decennale, a fronte di un piano dettagliato (Pandemic Response Plan) delle misure che intende finanziare con questo prestito. La nuova linea di credito dovrebbe essere disponibile già a partire dal 1° giugno 2020 e sarà accessibile fino a tutto il 2022, benché sia già previsto che – se necessario – la data finale potrà essere spostata ulteriormente in avanti. Il tasso di interesse del prestito sarà molto basso, sicuramente inferiore allo 0,5 per cento, limitandosi a rimborsare le spese sostenute dal Mes per accendere il prestito sui mercati internazionali.

A questo punto mia suocera molto pragmaticamente mi chiede:

Ci conviene?

Se si confrontano i tassi che attualmente paghiamo sui titoli pubblici emessi a 10 anni (vicino al 2 per cento) e il tasso richiesto dal prestito Mes, la risposta è ovviamente positiva. Se prendessimo a prestito tutti i 36 miliardi disponibili, risparmieremmo tra i 500-700 milioni all’anno di interessi, 5-7 miliardi in 10 anni.risparmieremmo tra i 500-700 milioni all’anno di interessi, 5-7 miliardi in 10 anni. Nulla di stratosferico, ma neanche potenziali risparmi che possiamo permetterci di buttare dalla finestra a cuor leggero. Questo semplice calcolo, però, non tiene conto del fatto che i prestiti Mes sono senior rispetto al debito nazionale. Vuol dire che accedendovi, il debito nazionale diventerebbe marginalmente più rischioso, in una misura commisurata all’ammontare richiesto al Mes, e ciò potrebbe spingere gli investitori a chiedere tassi più alti sulle emissioni di debito nazionale. Si ridurrebbe così il vantaggio in termini di interessi.

E poi arriva la domanda finale:

Ma per far che cosa?

Chiariti questi aspetti, resta il problema che comunque questi soldi possono essere spesi solo per finanziare i costi sanitari diretti e indiretti legati all’emergenza del Covid-19. Non è ancora del tutto chiaro cosa significhi, soprattutto per la parte relativa ai costi “indiretti” (per esempio, possono rientrarci anche i sussidi pagati a cittadini e imprese per rimborsarli dei costi imposti dal lockdown?). Verrà probabilmente chiarito nei documenti applicativi che dovranno essere approvati in seguito. Certo, se fossero davvero solo limitati alla sanità, non avrebbe senso spendere altri 36 miliardi in questo campo, quando l’intero fondo nazionale non raggiunge i 120. Comunque, invece di dilaniarsi sul se o no prendere i soldi, sarebbe bene che la politica cominciasse a domandarsi per farne che cosa, cioè quali iniziative finanziare con queste risorse nel caso si decidesse di accedervi, e soprattutto fare un preciso planning dei tempi e delle risorse da allocare nelle varie voci. Nella mia esperienza nella gestione di fondi comunitari ho notato spesso che in Italia questo tipo di impostazione, project management, è stata lungamente sottovalutata. In altri paesi, anche di nuova adesione, come la Polonia, invece hanno adottato bene questa impostazione ed hanno speso tutte le risorse finanziarie messe a disposizione dall’UE

Cesare Musotto

Direttore EPC
Ho una laurea in Scienze Politiche e da sempre mi occupo di progettazione europea e di ricerca. Ho perfezionato in questi anni la conoscenza di programmi europei in ambito agricolo e di sviluppo locale. Mi occupo di gestione progettuale e rendicontazione delle spese. Mi piace navigare in rete, costruire banche dati ed elaborare modelli di benchmarking.

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