Recovery fund: programmazione efficace e riforme serie da fare in fretta

Un giorno storico per l’Italia e per l’Europa”, annuncia Conte, gaio e felice per l’accordo appena firmato. Ma vediamo nel dettaglio tutto l’accordo in cifre. L’estrema sintesi è questa: i soldi arriveranno in 6 anni (e non subito, ma a partire dal 2021); degli 81 miliardi ne verseremo 55 noi ma ci saranno delle condizioni su come spendere i soldi (anche quelli che noi versiamo); la differenza di 26 miliardi la riceveremo spalmata in 6 anni. I pagamenti delle diverse “tranche” dei fondi Ue saranno infatti approvati in base alla valutazione positiva del conseguimento soddisfacente delle tappe di realizzazione degli impegni di spesa e della pertinenza degli obiettivi. Sull’iter di approvazione dei piani nazionali, infatti, alla fine ha vinto il frugale Rutte, che ha incassato il cosiddetto “freno di emergenza”. Che vuol dire? Che Bruxelles ci imporrà delle riforme e una tabella di marcia. Se l’italia non le rispetterà, un Paese a caso dell’Unione potrà alzare la manina e congelare l’erogazione dei fondi. Un solo Paese – ripetiamo – potrà quindi tirare il freno e bloccare per tre mesi il pagamento delle tranches di fondi. Risultato del pressing dei Paesi frugali. Austria, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca cantano infatti vittoria. Anche perché loro quattro si portano a casa ulteriori sconti nella loro quota di versamenti al bilancio Ue. La progressione vede la Danimarca passare da uno sconto del suo contributo al bilancio di 197 milioni all’anno nel primo “box negoziale”, a 222 milioni nel “non paper”, a 322 nell’ultima proposta; per l’Austria, le cifre sono rispettivamente 237, 287 e 565 milioni; per la Svezia 798 milioni, 823 milioni e 1,069 miliardi; l’Olanda è passata da 1,576 miliardi, cifra restata invariata nel “non paper”, a 1,921 miliardi nell’ultima proposta.La natura di questo Recovery Fund è dunque che cambia notevolmente la proporzione fra sovvenzioni a fondo perduto (“grants”), che ammontano a 390 miliardi di euro, e prestiti diretti agli Stati (“loans”), pari a 360 miliardi. Il rapporto diventa quasi paritario (52 a 48). Nella proposte della Commissione e nella precedente bozza negoziale di Michel, invece, il rapporto era 2 a 1 a favore dei “grants” (500 mld) rispetto ai “loans” (250 mld).

E sapete su cosa si taglia? Sui diversi programmi: i fondi di coesione di “React EU” passano da 50 a 47,5 miliardi; i fondi per la ricerca e sviluppo di “Horizon Europe” diminuiscono notevolmente da 13,5 a 5 miliardi; i finanziamenti per le imprese di “Invest EU” sono quasi azzerati, da 30,3 a soli 2,1 miliardi; viene azzerato del tutto il “Solvency Support Instrument” per il quale era prevista inizialmente una dotazione da 26 miliardi, e che doveva servire a sostenere la ricapitalizzazione e la solvibilità delle imprese sane colpite dalla crisi del Covid-19. Vengono dimezzati i fondi dello ‘Sviluppo rurale’, passando da 15 a 7,5 miliardi; viene ridotto di due terzi, da 30 a 10 miliardi, il “Just Transition Fund”, che era stato molto celebrato come strumento per sostenere una “giusta” transizione energetica nelle aree più dipendenti dalle fonti fossili (fra cui, in Italia, Taranto e il Sulcis); subisce una lieve diminuzione, da 2 a 1,9 miliardi il programma “RescEU” per il soccorso alle aree compite da calamità naturali e sanitarie; infine vengono tagliati drasticamente i fondi Ndici per sostenere l’azione esterna, il vicinato e gli aiuti umanitari, da 15,5 a 3,5 miliardi di euro. Quindi ora bisognerà presentare un piano dove saranno elencati gli assi e le misure con obiettivi, risultati ed attività. Inoltre dovranno essere indicati gli IOV (indicatori obiettivamente verificabili) per verificare l’impatto dei vari progetti. Sappiamo benissimo che nelle varie programmazioni comunitarie l’Italia non è riuscita a spendere tutti i soldi messi a disposizione che sono tornati indietro nelle cosiddette triangolazione. Ci auguriamo che questa volta ci sia veramente una task force per la programmazione e gestione dei fondi comunitari e che vengano aboliti sprechi ed obbrobri come quello del bando UNAR Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ” per la selezione ed il finanziamento di progetti di accompagnamento all’autoimprenditorialità o alla creazione di nuove imprese per persone transgender, di prossima scadenza.

Cesare Musotto

Direttore EPC
Ho una laurea in Scienze Politiche e da sempre mi occupo di progettazione europea e di ricerca. Ho perfezionato in questi anni la conoscenza di programmi europei in ambito agricolo e di sviluppo locale. Mi occupo di gestione progettuale e rendicontazione delle spese. Mi piace navigare in rete, costruire banche dati ed elaborare modelli di benchmarking.

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